lunedì 28 maggio 2007

LEZIONI DI PIANO



Una donna, Ada (Holly Hunter), rimasta muta dall’età di sei anni a causa di un forte trauma, raggiunge il proprio promesso sposo, mai visto prima, in Nuova Zelanda. Con sé porta una figlia ancora piccola, l’unica in grado di capire i suoi segni e comunicare per lei, e un piano, unico vero e proprio mezzo di comunicazione della donna muta. Le aspetterà un percorso difficoltoso che le porterà finalmente a casa, ma senza l’amatissimo piano. A recuperare l’oggetto un amico dell’amico (Harvey Keitel) apparentemente rozzo e sgradevole, ma dal cuore sensibile. I due finiranno per innamorarsi l’uno dell’altra di un amore carnale e dolcissimo insieme, suscitando l’ira del “marito per forza” di lei. Ma il lieto fine è d’obbligo.
Lì dove la regista Campion toglie un senso, la parola, carica il film di altro: lo sguardo, il tocco. Ogni singola scena sembra essere un quadro, talmente perfetto e ricercato, da riuscire a “parlare” senza parole. Le parole non sono più fondamentali per conoscere qualcuno, basta il tocco, sono le mani il vero strumento di scoperta.
Questo film dai colori in contrasto, tipo il blu-grigiastro del mare in tempesta, e poi i verdi-marrone della foresta, sembra abbandonarsi tutto al non detto piuttosto che alle parole, si affida allo sguardo e al tocco per spiegare ciò che la voce non è in grado di fare. Holly Hunter è bravissima nel comunicare solo attraverso la gestualità è al contempo istintiva e ragionata, accompagnata da uno stupendo Harvey Keitel, capace con la sua fisicità e il suo nudo integrale, di esprimere forza e rozzezza, e saper essere insieme un uomo estremamente romantico.
VOTO: 7

sabato 26 maggio 2007

SANTA MARADONA



Due neo-laureati cercano a tutti i costi di pagare i soldi dell’affitto di quell’appartamento che li ha accompagnati in tutti gli anni di università. Il primo Stefano Accorsi si presenta ai colloqui facendo di tutto per non essere preso, e il secondo preferisce vendere delle critiche cinematografiche (copiandole da una rivista siciliana) piuttosto che mettere i piedi fuori di casa e rischiare di mettersi in gioco. In fondo il film è tutto in quello: l’arrendersi all’idea che crescere vuol dire prendersi responsabilità che da studenti non si hanno. La stessa non-maturità caratterizza anche gli affari di cuori, Andrea lascerà la propria ragazza Dolores (Anita Caprioli) perché tre giorni prima di conoscerlo era andata a letto con un regista teatrale per avere la parte. A terrorizzare Andrea è proprio il clichè del gesto di lei, e la paura di poter “diventare normale”.
Questa di Ponti è una piacevolissima sorpresa, anche premiato nel 2001 con due David di Donatello: per la sceneggiatura e per l’attore non protagonista (Libero De Rienzo). I duetti De Rienzo-Accorsi sono formidabili, i due personaggi sono definiti perfettamente, Accorsi con la “paranoia” sulla normalità e il romanticismo (residuato degli anni passati); De Rienzo che sguazza tra nevrosi ed infantilismi. A livello di regia Ponti riesce a costruire la storia su un buono stratagemma narrativo: il film inizia quasi dalla fine per poi ritornare su quel punto e piazzarci il giusto finale a sorpresa. Sullo schermo poi le scene di Torino si sposano con le musiche dei Motel Connection che Torino la conoscono bene. Molto meglio questa prima pellicola rispetto all’altra: A/R (vedi su questo stesso blog la recensione), molto simile ma di qualità inferiore.
VOTO: 7,5

LE CONSEGUENZE DELL'AMORE


Un uomo, Titta di Girolamo, da anni è rintanato in un albergo svizzero tagliando tutti, o quasi, i rapporti col proprio passato e con la propria famiglia. Senza un perché apparente trascorre le proprie giornate tra una camera e il bar, tra il ristorante e il salotto. Regolarmente riceve una valigia, e intorno a quella valigia si cocentrano tutti i misteri, mostruosi e inquietanti, che lo riguardano. L'unico contatto umano che si concede dopo anni, è quello con la barista dell'albergo che più volte aveva provato a rivolgergli parola, ad instaurare un dialogo. Da quel momento in poi il precario equilibrio di Titta va in crisi.
Un film essenziale il secondo di Sorrentino, dove non ci sono orpelli di alcun genere nè visivo nè espressivo. Persino la sceneggiatura è molto asciutta e si affida alla recitazione di Tony Servillo che con assoluta maestria riesce a esprimere, anche solo con la staticità della sua faccia, i cambi di registro "umorali e situazionali".
Penso che questo film si possa odiare ed amare per gli stessi identici motivi, il vuoto della vita di Titta (compresa la sua recitazione monotonica) e l'assenza di tutto (solo il necessario è sulla scena, compreso il cinismo) finiscono per infastidire. Ammetto che questo pensiero è assolutamente relativo, ma l'elogio all'essenziale finisce per rendere il film del tutto impersonale.
VOTO: 6

mercoledì 23 maggio 2007

TUTTO SU MIA MADRE


Difficile parlare di questo film senza risultare banali o ripetere le parole di qualcun altro. Ma nonostante tutte queste paure è d'obbligo provarci, in nome di tutto quello che questo film ha rappresentato per me.
Manuela, infermiera e attrice in un video di simulazione per la donazione degli organi, regala al figlio Esteban, per il suo diciassettessimo compleanno, 2 biglietti per lo spettacolo teatrale "Un tram chiamato desiderio", promettendogli che tornati a casa, gli avrebbe raccontato del padre che non aveva mai visto, neppure in foto. Dopo poco il ragazzo, in cerca dell'autografo di Huma, la protagonista della piece teatrale, viene investito e Manuala si trova a rivivere la stessa scena della simulazione, ma nel ruolo opposto. Da questo punto in poi il film cambia registro. Manuela compirà un viaggio al contrario che la riporterà a Barcellona, luogo da dove era scappata diciassette anni prima, alla ricerca del padre di Esteban, per dargli la notiziadella morte di un figlio, di cui non sapeva neppure l'esistenza. Arrivata a Barcellona non troverà l' ex marito (anche lui si chiama Esteban) ma un'amica di entrambi, Agrado, e insieme si affezioneranno alla storia di suor Rosa che aspetta un figlio proprio dell'ex marito di Manuela (che si è scoperto essere malato di Aids). Qui le cose si complicano nuovamente. A Barcellona Manuela compra due biglietti per la messa in scena a teatro di "Un tram chiamato desiderio", conosce Huma e finisce per diventare sua assistente personale. E poi il film continua con altri colpi di scena e altri piccoli intrecci, che da spiegare sarebbero lunghi e un po' complessi.
Al centro del film l'amicizia femminile, la solidarietà al femminile, la voglia di riuscire a risalire la china, di farcela a tutti i costi, una storia mai banale, capace di passare dal tragico al comico al grottesco con una semplicità che fa paura. Tutto sembra possibile ad Almodovar, e ad aiutarlo continue citazioni che preannunciano e spiegano le realtà forti che mette in scena. Almodovar ha fatto della citazione una delle marche più riconoscibili del suo stile perchè è proprio l'uso che egli fa delle sequenze tra virgolette ed essere originali. In questo film le citazioni spaziano dal cinema (All about Eve) al teatro (Un tram chiamato desiderio) alla letteratura (Truman Capote: Musica per camaleonti). La messa in scena ed i dialoghi sono volutamente forzati e sovraccarichi da tragedia barocca; e l'effetto catarchico non tarda a prodursi: il nodo irrisolto che aveva portato Manuela ad andare indietro nella sua vita e ritornare in quel posto che aveva deciso di lasciare 17 anni prima, la porta ora a superare l'odio per l'ex compagno, divenuto una donna: Lola.
Almodovar con questofim se non ha raggiunto la perfezione se ne è avvicinato parecchio. Cannes non lo premia ma vince nel 2000 l'Oscar come Miglior Film Straniero.
VOTO: 8

domenica 20 maggio 2007

SCRIVIMI UNA CANZONE



Una commedia tutta pop questa, scritta e diretta da Marc Lawrence.
I protagonisti principali: lui è una "meteora felice" che vive nel ricordo del passato, lei è stata derubata dell'identità divenendo suo malgrado protagonista del libro di successo di un suo ex, e con questo bagaglio di complessi, l’alchimia dei due è subito creata. Insieme sono in grado di accettare i propri limiti e superarli, innamorandosi pian piano l’una dell’altro scriveranno una nuova hit che sarà cantata nello spettacolo della nuova lolita pop del momento Cora Coman.
E’ una commedia rosa che sembra quasi esser costruita come una canzone pop: la melodia è racchiusa nella linearità della storia semplice (tra l’altro ben scritta e ovviamente a lieto fine), le parole invece sono splendidamente interpretate da due attori spassosissimi. In questo film Hugh Grant è assolutamente perfetto e la sua mimica caratterizza ancor meglio il suo personaggio, e che dire della Berrymore, è un personaggio sopra le righe e iper-femminile con tutte le tipiche manie femminili (compreso il complesso dell’ex).
E’ una bella commedia, uno di quei film semplici che non ha nessuna alta pretesa, ma che riesce a colpire lo spettatore con gag divertenti un po’ nostalgiche.
VOTO: 7

sabato 19 maggio 2007

FOUR ROOMS



So perfettamente che ora qualcuno potrà avercela con me o darmi della bigotta, ma questo film è un vero flop. Idee copiate e in alcuni casi quasi pedissequamente, ad esempio l'ultimo episodio quello di Quantin Tarantino, che fa una revisitazione moderna (è l'unica cosa che mi viene in mente per non utilizzare un termine più forte: plagio) del telefilm di Alfred Hitchcock in cui Peter Lorre scommette l’automobile nuova contro il dito mignolo dell’avversario che Steve McQueen non riuscirà ad accendere per dieci volte di seguito il suo Zippo. Ma in generale tutta l'idea di questo film si rifà a qualcosa di già visto e di già sentito. La non originalissima cornice dei quattro racconti è un albergo cadente di Los Angeles, il Mon Signor, dove la notte di Capodanno prende servizio il nuovo bellhop (fattorino) impersonato da Tim Roth, che saltabecca e smorfieggia ispirandosi al Jerry Lewis di Ragazzo tuttofare (1960).
Così sono organizzate le 4 storie:
1) una squadra di streghe cerca sperma fresco per evocare la loro dea (titolo "Strano Intruglio" di A. Anders) ; 2) una coppia sadomaso coinvolge il fattorino d'albergo nei suoi esercizi (titolo: "L'uomo sbagliato" di A. Rockwell);
3) due bambini burrascosi si ribellano al baby-sitter, scoprono un cadavere, incendiano la stanza (titolo: "I cattivi" di R. Rodriguez);
4) un attore scommette che riuscirà ad accendere uno Zippo dieci volte di seguito, vincerà una Chevrolet del '64 e salverà il proprio mignolo (titolo: "L'uomo di Hollywood" di Q. Tarantino).
Un b-movie continuo, gang sgangherate e ruffiane.
VOTO: 4

venerdì 18 maggio 2007

LE REGOLE DELL'ATTRAZIONE


Un film sul college americano, non troppo blasonato, ma cmq i figli di papà non mancano. Le vite di questi ragazzi girano intorno al sesso e alla droga. Null'altro è importante. Anche l'amore non serve che sia ricambiato, basta solo una notte di sesso e il resto non conta. Lauren ama Victor ma non è ricambiata, decide allora di perdere la verginità con Sean, cinico spacciatore del college, che per inganno va a letto con la compagna di stanza di Lauren, e per una stranezza del caso proprio mentre quest'ultima scopre i due amanti nel suo letto, sean scopre di amare Lauren, ma a quel punto lei non lo vorrà più. C'è poi anche Paul, ex di Lauren, ora gay ed innamorato di Sean. In questo mondo cinico l'unico personaggio positivo è l'innamorata segreta di Sean che gli scrive lettere d'amore segrete e decide di suicidarsi dopo l'ennesimo "tradimento" di lui. Da Bret Easton Ellis un film oltremodo malvagio, cinico e nichilista, dove al centro di tutto c'è il tempo e la sua inafferrabilità e ciclicità. La stessa struttura del film è concentrica, inizia già mostrandoci la fine e ripercorrerà, al contrario, tutte le storie dei personaggi per ritornare in principio. Il messaggio è racchiuso nelle frasi finali di Lauren: "NESSUNO CONOSCE NESSUNO" e tutti i rapporti sono assolutamente superficiali e funzionali. Questo film è assolutamente scioccante, sembra non esserci nemmeno uno spiraglio di speranza, e ciò che più spaventa è proprio questo. L'unica soluzione: il suicidio.
VOTO: 6,5